È stato presentato, il 21 aprile in occasione della Giornata della Terra, il rapporto annuale sul settore dei rifiuti urbani in Italia, “Green Book 2022”, promosso da Utilitalia e curato dalla Fondazione Utilitatis, realizzato quest’anno in collaborazione con l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra).
La produzione italiana di rifiuti urbani nel 2020 è stata di 29 milioni di tonnellate (mln t), in calo di oltre un milione rispetto al 2019 a causa dell’emergenza Covid-19. Il tasso di effettivo riciclaggio è compreso tra il 54,4% e il 48,4% (a seconda della metodologia di calcolo utilizzata in base alla Decisione Ue 2011/753/UE), comunque al di sopra della media europea del 47,8%. Anche il conferimento in discarica, stimato al 20%, è migliore rispetto alla media europea del 23% ma con un deficit impiantistico al Centro-Sud, dove il ricorso alla discarica rimane ancora la principale destinazione. Il comparto ha fatto registrare un fatturato di oltre 13 miliardi di euro, pari allo 0,8% del PIL e in gran parte determinato dalla tariffa rifiuti e un numero di addetti che supera le 95mila unità. Sul fronte gestionale, il settore si caratterizza per una elevata dispersione. Le aziende attive sono oltre 650 (escluse le gestioni in economia), di cui il 52% è specializzato nelle fasi di raccolta e trasporto, il 20% è operativo sia nelle fasi di raccolta che nella gestione di impianti di recupero e smaltimento, mentre il 28% è specializzato nella gestione impiantistica. Ma solo oltre 6.300 (dati Arera) i comuni italiani che gestiscono in economia una o più fasi del servizio, per un totale complessivo (tra aziende e enti locali) di 7.253 soggetti operatori attivi.
In leggero calo sia l’export (4,2 mln t contro 4,4 mln t nel 2019) che l’import (7 mln t contro 7,2 mln t nel 2019) di rifiuti. Dall’analisi di ISPRA si evince che i rifiuti importati sono destinati al recupero di materia per l’industria manifatturiera nazionale, mentre il 36% di quelli esportati è destinato a recupero energetico.
I costi del servizio variano territorialmente. Per una famiglia tipo (3 componenti in un’abitazione di 100 metri quadrati) nel 2021 la spesa è stata di 318 euro, con forti differenze tra il nord (282 euro), il centro (334 euro) e il sud (359 euro); differenze che non sono mutate negli ultimi 8 anni. La principale causa della spesa più alta nel Centro-Sud sono i costi sostenuti per il trasporto dei rifiuti fuori Regione, per effetto di un assetto impiantistico non adeguato. (fonte Italpress).
