Il mercato tende a premiare le società che adottano pratiche virtuose in materia ambientale e a penalizzare le altre, sia a livello di prezzo delle azioni che di valore stesso dell’impresa, che può ridursi anche del 5,6% nel caso di società che pur avendo una buona reputazione incorrono in danni ambientali.
Lo sostiene l’Osservatorio “Climate finance” del Politecnico di Milano, in un rapporto presentato in questi giorni che ha analizzato la reazione del mercato azionario all’aumento del prezzo dei Certificati di emissione di CO2 (ETS), un meccanismo che incentiva la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili imponendo come costo a chi utilizza fonti inquinanti, l’acquisto di certificati da chi produce energia pulita in eccesso. Nello studio, spiega Vincenzo Butticè, “si nota una forte correlazione tra il prezzo dei Certificati Ets e il rendimento di mercato, in base alla carbon intensity della società: solo quelle che hanno un’impronta carbonica limitata e hanno investito in tecnologie verdi, beneficiano dell’aumento dei prezzi dei Certificati Ets, al contrario, chi inquina è fortemente penalizzato”.
